L’autoproduzione come contributo alla sostenibilità aziendale ed al benessere psicofisico.

Intervista di Anna Magli
ad Elisa Nicoli: Green Content Editor e Green Influencer.

Elisa Nicoli lavora dal 2008 come regista e autrice di documentari, scrittrice ed educatrice ambientale. Grazie alla pandemia è diventata anche green content creator e green influencer per i social, con il nome di autoproduco. Tiene corsi per adulti e bambini, sull’autoproduzione e sulla vita a basso impatto ambientale / zero waste. Dal 2018 tiene anche corsi di realizzazione video con lo smartphone, per adolescenti e adulti. Nel 2013 ha co-fondato il progetto Autoproduco, che inizialmente era un portale collettivo con un’intenzione precisa: diffondere la cultura del fatto in casa. Un sito di riferimento per tutti coloro che gravitano attorno a questo tema: autonomi, collettivi, blogger, sperimentatori isolati, professionisti dell’autoproduzione. Nelle diverse categorie è possibile trovare i tutorial su come imparare ad essere autonomi nell’autoproduzione di diversi beni. Dal 2020 Autoproduco si è espanso sui social e non è più solo un sito, ma uno strumento per ispirare a pesare meno sulla terra, partendo innanzitutto da una corretta informazione e dal dare l’esempio. Elisa Nicoli è autrice, tra gli altri, di “Pulizie creative”, “Rifiuti Addio” (con Marinella Correggia), “Plastica addio” (con Chiara Spadaro), “Il libro delle libere erbe” (con Annalisa Malerba) “L’Italia selvaggia” e “Senza pesare sulla terra” (Ediciclo).

Elisa, tu hai un tipo di formazione molto particolare e anche delle esperienze, come quelle di regista di documentari, che sembrano distanti al tipo di attività che stai svolgendo. Forse però, c’è molta più attinenza di quello che può sembrare a prima vista. Puoi raccontarci il percorso che ti ha portato a capitalizzare tutte queste diversi talenti verso la professione che svolgi ora?
In realtà tutto quello che faccio è sempre stato collegato (e lo è tuttora) a ciò che ho studiato e praticato nel corso della mia vita: sono laureata in scienze della comunicazione, con una tesi sul montaggio cinematografico. Ho poi fatto un corso di cinema documentario d’autore e un master in comunicazione ambientale: il mio lavoro è sempre stato incentrato sulla comunicazione ambientale, grazie alla realizzazione di documentari e alla scrittura. Non c’è alcuna attività lavorativa che faccio che è distante da quella che sono, quello in cui credo e quello per cui ho studiato e praticato.

Come è nato il progetto Autoproduco, quale processo creativo vi ha portato a realizzarlo e come si è arrivati a questa ricchezza di contributi e collaborazioni?
Il progetto Autoproduco nasce nel 2013, con il nome di “Laboratorio dell’Autoproduzione”. È stata un’idea di un mio ex, che ha curato la parte tecnica della strutturazione del sito autoproduco.it. Abbiamo poi trovato numerose collaborazioni da parte di altri autoproduttori/trici qualificati/e. Tuttora il sito si basa su contributi volontari. Altro discorso è invece l’evoluzione de “Il Laboratorio dell’Autoproduzione” nel progetto autoproduco, che tengo esclusivamente io sui social. Qui l’autoproduzione è vista solo come uno dei mille strumenti per poter pesare meno sulla Terra. Autoproduco è diventato così parte del mio lavoro di comunicatrice ambientale e autrice di video: in una parola green content creation.

Nella tua biografia emerge come le tue competenze nascono da una ricerca costante che parte dall’esperienza personale e dalle buone pratiche messe in campo ogni giorno. Tu ritieni che oggigiorno le persone, donne o uomini che siano, che possono dedicare veramente molto poco tempo alla casa e alla spesa possano intraprendere un percorso che li porti ad acquisire buone pratiche e uno stile di vita più sostenibile?
Abbiamo un problema con il tempo. Viviamo in un’epoca dove la prestazione vale di più della propria salute mentale. Abbiamo anche dimenticato che più tempo occupiamo con il lavoro retribuito, più soldi abbiamo per comprare cose, ma meno tempo da dedicare per le cose davvero importanti. E trovare il tempo per contribuire, assieme ad istituzioni e aziende, a ridurre il nostro impatto ambientale non è più facoltativo, ma urgente e fondamentale, se vogliamo salvare la nostra specie (e molte altre specie animali e vegetali a noi connesse). Dobbiamo quindi secondo me ripensare a come occupiamo il nostro tempo.

L’autoproduzione è un’attività connessa al realizzare con le proprie mani beni che altrimenti dovremmo acquistare già fatti. Se nel settore alimentare, pulizia della casa e della persona questo scenario è abbastanza rodato e realistico, in quali altri ambiti, magari non ancora presi da molti in considerazione, ritieni possa essere sperimentata l’autoproduzione?
Nella mia idea iniziale e tardo adolescenziale di autoproduzione sognavo l’autosufficienza. Avrei voluto saper fare tutto. È un’idea utopistica che può essere perseguita solo da chi veramente fa delle scelte radicali, slegandosi dal mondo contemporaneo e isolandosi nella natura. Uno stile di vita che ci farebbe sicuramente bene, ma che non è ipotizzabile per la grande massa di persone che occupano la Terra. Si può potenzialmente autoprodurre tutto, mobili compresi, ma occorrono enormi quantità di competenze e dedizione, che ho preferito delegare ad altri, in parte grazie al baratto.

Tu ti dichiari “camminatrice”, un riferimento che come “Viva il Verde”, associazione che si occupa di sport e sostenibilità, ci ha molto incuriosito. Inserire la tua passione di camminatrice come elemento base del tuo curriculum vitae ci fa pensare che sia un’attività che per te significa anche fonte di ispirazione e non solo benessere. Quale è il tuo rapporto con il cammino o, come abbiamo imparato a chiamarla recentemente, con la viandanza?
Il camminare in natura fa parte di me da quando ho imparato a mettere un piede davanti all’altro. È un modo di percorrere il territorio che è talmente naturale che se per un periodo non riesco a camminare comincio a stare male, fisicamente e psicologicamente. Camminare fa parte del mio curriculum, perché è un’attività a basso impatto ambientale, parte della mia comunicazione ambientale (ne ho scritto anche un libro) e idealmente il modo più arricchente per me di andare in vacanza. Camminare è per me anche un modo per staccare: rimettere in ordine le priorità e prendere consapevolezza su aspetti della mia vita quotidiana che la concentrazione sul lavoro e nelle cose di tutti i giorni offuscano.

Elisa tu hai speranza nelle nuove generazioni? Li vedi più coinvolti nella difesa dell’ambiente o credi che non ricevano abbastanza sollecitazioni in famiglia o a scuola per cominciare a costruirsi, fin da piccoli, una sana coscienza ecologica?
Io sono sempre stata ecologista, fin dalle elementari. Ma sono sempre stata presa in giro e considerata una sfigata per questa mia attenzione a pesare meno sulla terra. Sono molto contenta di vedere invece come l’immagine dell’ecologista attivista sia stata completamente stravolta, anche grazie a Greta Thumberg. Adesso sei uno sfigato/a se non sei attento/a all’ambiente. Io credo che molto passi dall’accettazione sociale. Se le azioni volte a ridurre il nostro impatto ambientale sono sostenute a livello di opinione pubblica, hanno la potenzialità di diventare esponenziali e diffondersi ad un sempre maggior numero di persone.
È dal 2007 che faccio comunicazione ambientale e ho visto in questi 15 anni come le cose sono mutate enormemente. Già il fatto di avere 17mila follower entusiasti/e su Instagram a seguire me che parlo di come pesare meno sulla Terra sarebbe stato impensabile anche solo 10 anni fa.