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Il turismo responsabile aiuta a far crescere le piccole comunità valorizzando territori ed eccellenze.

Intervista di Anna Magli a
Simona Zedda, per IT.A.CÀ Coordinamento Città Metropolitana di Bologna
e Direttivo del Festival

Intervista a Simona Zedda, per IT.A.CÀ Coordinamento Città Metropolitana di Bologna e Direttivo del Festival, il primo e unico in Italia dedicato al Turismo Responsabile che invita a scoprire luoghi e culture attraverso itinerari a piedi e a pedali, workshop, seminari, laboratori, mostre, concerti, documentari, libri e degustazioni per lanciare un’idea di turismo più etico e rispettoso dell’ambiente e di chi ci vive.

Anche quest’anno la rete di IT.A.CÀ ritorna sui territori per la 14° edizione e rilancia, in maniera condivisa, la filosofia cui il Festival si ispira organizzando, da maggio a novembre, tanti eventi sui territori realizzati dalle tappe per camminare assieme in un unico grande cammino dal Nord al Sud d’Italia.  Un’edizione ricca di appuntamenti che coinvolge 14 Regioni, per un totale di 24 Tappe.

Questa particolare edizione del Festival si interroga sull’habitat, inteso come habitat del futuro. Ogni anno noi di IT.A.CÀ lanciamo un tema che viene concordato in assemblea a livello nazionale. Quest’anno, vista la crisi climatica, la pandemia, ai problemi ambientali e sociali che si sono presentati in questi ultimi anni, ci sembrava opportuno riflettere su quale pianeta vorremmo abitare. Alle volte ci si fa prendere dalla retorica del “Salviamo il pianeta”. In realtà quello che ci dobbiamo chiedere è “In che pianeta vogliamo vivere noi”. In queste 14 tappe il tema dell’habitat sarà declinato come sempre secondo le peculiarità territoriali delle tappe. IT.A.CÀ è un gruppo informale a cui aderiscono spontaneamente gruppi dei territorio coordinati localmente da uno o più referenti. Tutte le decisioni nazionali vengono prese in modo assembleare. E’ molto interessante notare, rispetto al numero delle tappe, che è crescente, che queste realtà ( 24 tappe in 14 regioni) aderiscono ad IT.A.CÀ in modo del tutto spontaneo per abbracciare i principi del turismo responsabile. Si manifesta quindi l’esigenza di ripensare a come vivere e a come “vendere” il turismo del proprio territorio ovviamente secondo i principi del turismo sostenibile,  che significa che la vita della comunità locale non deve entrare in contraddizione  o non deve essere inficiata dalla mera vendita dei servizi turistici, cosa che invece spesso accade.  

 

Come può interagire, rendersi utile la comunità locale per lo sviluppo del suo territorio, per renderlo più appetibile dal punto di vista turistico?

La comunità locale è tante cose, i principi di IT.A.CÀ vengono condivisi da tutti coloro che hanno valori di marketing sociale, sono attenti al mantenimento dei territori, alla conservazione dell’habitat, che poi è il prodotto che stai vendendo, e soprattutto il fatto che le generazioni future possano avere un tenore di vita decoroso e salutare. Fra le azioni che portiamo avanti, compatibilmente con le risorse a disposizione, c’è quella di coinvolgere i residenti nella conoscenza e nella scoperta del territorio. Quindi organizzare eventi  che non siano solo “feste o sagre” – che ci piacciono comunque moltissimo! –  ma anche esperienze, conoscenza profonda del territorio. E’ importante che le persone siano  responsabilizzate sulla conoscenza del luogo in cui vivono perché non sempre gli abitanti, ma anche le persone che operano a livello di turismo e nel tessuto produttivo, sono consapevoli della ricchezza del luogo in cui si trovano.  Spesso, infatti, ci fanno notare che noi non ci occupiamo di turismo ma di cultura . Noi lavoriamo sul turismo ma soprattutto sulla cultura del turismo destinando le nostre iniziative soprattutto ai residenti, fornendo strumenti  di  cultura ambientale, di valorizzazione ma anche di  formazione turistica, di accessibilità e di inclusione. Principalmente lavoriamo sulla scoperta del loro stesso territorio coinvolgendo turisti veri ma anche tutta la comunità. La comunità va coinvolta perché è improbabile, anacronistico e forse sarebbe anche deleterio pensare che ci sia un imprenditore illuminato che risolve i problemi locali con forti investimenti. Questo non l’ho visto verificarsi secondo i principi del turismo responsabile. I metodi partecipativi sono fondamentali per una transizione ecologica del turismo ma anche per qualsiasi altro cambiamento duraturo che si vuole apportare. Se la comunità non è  consapevole  delle potenzialità del territorio e di come è possibile promuoverlo, è molto difficile creare una continuità di intervento. E’ fondamentale quindi che la comunità partecipi, sia informata, sia il primo motore di promozione del suo territorio. Gli abitanti sono i testimonial  del territorio, ne devono conoscere le fragilità ambientali e sociali e modulare l’offerta in base a queste conoscenze: sono i primi attori del marketing territoriale. 

 

Che ruolo può interpretare, nell’ottica della filosofia IT.A.CÀ’,  un’associazione come Viva il Verde, che promuove l’attività outdoor ma è anche artefice di eventi culturali, di tutela ambientale, di formazione.

Un’associazione come Viva il Verde può giocare un ruolo fondamentale perché è una  realtà locale che si occupa di temi ambientali e che ha costruito una rete di partnership: scuole, associazioni, cittadini, istituzioni esattamente nello stesso spirito con cui lavoriamo anche noi.

Far crescere le relazioni per coinvolgere gran parte della comunità locale, ripensare e ridefinire certi modelli di sviluppo. Viva il Verde spazia dal turismo alle attività rivolte ai residenti e alle scuole. Questo secondo me è molto utile perché quando parlavo di formazione pensavo proprio anche a questo. Ho molto apprezzato il lavoro che Viva il Verde ha fatto con le scuole perché è fondamentale che anche i ragazzi, fin da piccoli, siano sensibilizzati ed educati a certe tematiche. Io credo che quella di ViV sia una realtà con una forte partecipazione e questo può giocare un ruolo decisivo. L’Ecoturismo è una parte attiva del turismo responsabile, perché coinvolge anche modelli di business e sviluppo economico che sono a vantaggio di tutta la comunità. E’ un discorso molto delicato perché nell’ecoturismo ci sono interventi che possono portare a uno squilibrio sociale e a questo bisogna stare molto attenti. La transizione  ecologica non può essere imposta con dei diktat ma deve avvenire tramite il metodo partecipativo.  La comunità locale deve essere coinvolta gradualmente: la consapevolezza va nutrita attraverso attività culturali come quelle che Viva il Verde porta avanti.