+39 3533176032
Iscriviti alla newsletter


Decrescita felice: migliora l’impatto ambientale dell’uomo sulla Terra e ti rende più sereno, in linea con l’armonia del pianeta.

Intervista di Anna Magli a
Lucia Cuffaro, green influencer, appassionata di ecologia e rimedi naturali.

La nostra ospite di oggi non ha bisogno di grandi presentazioni. Lucia Cuffaro, green influencer, appassionata di ecologia e rimedi naturali. Portavoce del Movimento per la Decrescita Felice, dal 2012 conduce la rubrica tv Chi fa da sé in diretta su Rai 1 il fine settimana all’interno di Unomattina in Famiglia. Gira l’Italia organizzando corsi e seminari, dove insegna come individuare le sostanze tossiche nei prodotti di uso comune e autoprodurre le alternative naturali.

Lucia Cuffaro, parlaci di com’è iniziata la tua esperienza di ecologista e come negli anni si è trasformata in una professione.

La mia esperienza è iniziata con l’attivismo, in particolare con il movimento Decrescita Felice, un’ associazione che si occupa di sensibilizzare le persone, nello specifico sull’importanza della riduzione degli sprechi e la lotta al cambiamento climatico attraverso azioni concrete. Un altro punto d’inizio è stato il luogo in cui abito. Sono cresciuta nel quartiere Massimina, vicino alla discarica di Malagrotta a Roma. E da lì è iniziato un percorso da attivista insieme alle associazioni del territorio, il Comitato Valle Galeria e l’associazione che abbiamo creato con un gruppo di amici che si chiama Massimina.it. Un cammino fatto di “ribellione pacifica”, di rapporti con le istituzioni per comprendere le motivazioni del perché una discarica che doveva essere temporanea per sei mesi in realtà è diventata la più grande d’Europa. Abbiamo affrontato il tema della bonifica, della rigenerazione del territorio, di rendere partecipe tutta Roma che in questo territorio si verifica il 30% in più di malattie degenerative mortali rispetto alla media, proprio per colpa dell’inquinamento ambientale.

 

Dato che giri per tutto il Paese per corsi e manifestazioni, hai avuto la percezione che la coscienza ecologista stia facendo presa solo sui giovani o hai riscontrato un miglioramento dei comportamenti virtuosi anche negli adulti?

Girando l’Italia e non solo, alla ricerca di luoghi che mi ispirino o per collaborazioni, o anche solo per piacere, è stato bellissimo riscontrare un miglioramento della coscienza ecologica. In realtà un tempo era maggiormente diffusa nell’età più adulta fino a quando il movimento nato da Greta Thunberg ha dato avvio a questo moto di ribellione giovanile. Il miglioramento negli adulti lo ho individuato con una certa facilità: per i giovani l’ho visto evidente negli ultimi anni. Attualmente la presa di coscienza c’è nei giovani ma anche negli adulti: la differenza è che in questo momento i giovani sono molto più pronti a scendere in piazza e a fare azioni forti rispetto agli adulti che, in qualche modo, hanno modificato il loro approccio all’ecologia attraverso il cambiamento dello stile di vita e anche attraverso la costituzione di comitati e associazioni che sensibilizzano le persone sul tema.

 

Quali sono le domande e i consigli che ti senti più spesso rivolgere dalle persone che vogliono approcciarsi alla Decrescita Felice?

La prima domanda è di solito “Cosa è la Decrescita felice?” e “Perché Decrescita?” e “Perché felice?”. La decrescita felice è un approccio legato alla diminuzione degli sprechi, la decrescita di un Pil che cresce senza andare di pari passo con il benessere. Quindi una decrescita anche dei beni che vengono immessi nel mercato e che non sono veramente utili. Quei prodotti, e tutta una serie di servizi che creano dipendenza nel consumatore che in realtà, in questo caso parliamo di merci, creano inquinamento. Noi puntiamo ai beni, puntiamo all’autoproduzione, alla riduzione degli sprechi sempre in un contesto di serenità e felicità. Di un approccio alla vita che non solo migliori l’impatto ambientale dell’uomo sulla Terra ma che ti renda anche sereno e più felice, in linea con l’armonia del pianeta. Qualcosa che abbassi il livello di rabbia e disinteresse: attivarsi è un bellissimo modo per essere felici che permette il contatto con altre persone, di entrare in dinamiche di mutuo aiuto, di sentirsi utili, ridere, stare all’area aperta.

 

Che cos’è il Teatro Ecologico? Ci racconti questa esperienza e quali obiettivi si prefigge?

Il teatro in generale è stato uno delle migliori scelte della mia vita. Essendo in passato abbastanza timida e affetta da dislessia, con la problematica di esprimersi pubblicamente, il teatro mi ha aiutato a trovare un canale per comunicare, per condividere. I libri, la televisione, il blog, i social in realtà sono un modo per condividere buone pratiche dove parlo poco di me e molto di queste ultime. Il teatro ecologico è stato un’ evoluzione. Ho fatto 5 anni di teatro classico più 13 anni di improvvisazione teatrale. Gli obiettivi dei progetti teatrali ecologici, in particolare l’ultimo con Alessandro Fioravanti del Muro del Canto, sono legati al tema dell’ecologia in chiave di sensibilizzazione ironica, dove si può arrivare parlando di determinate tematiche strappando un sorriso, facendo riflettere e trascorrendo una serata insieme. In qualche modo l’azione teatrale dà alle parole un ‘importanza maggiore, un modo perché queste parole trovino più efficacia e rimangano impresse nelle persone. Io faccio teatro ma osservo soprattutto l’operato degli altri il quale mi ispira continuamente.

 

Nel tuo curriculum c’è anche un’interessante esperienza come “collaboratore parlamentare” quando, dal 2014 al 2016 ti sei occupata di rifiuti, ecomafie e materia ambientale. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Sono entrata nel 2013 alla Camera dei Deputati, anche se molto titubante: in realtà è stata un’esperienza bellissima riuscire a contribuire in qualche modo alle tematiche ambientali. Con il deputato con cui lavoravo ho depositato una legge sul tema dell’usato, fatto approvare una legge sul vuoto a rendere (la prima in Italia) e ci siamo occupati della riduzione degli sprechi. La cosa più importante che ho imparato è che per essere un attivista bisogna comprendere quali sono i flussi politici e burocratici perché è troppo semplice criticare e non agire. Se critichi il sistema devi anche dire come arrivare al cambiamento di quest’ ultimo. Un aiuto, un supporto alle istituzioni è utile affinché possano essere guidate e stimolate per andare verso direzioni sempre più ecologiche.