Lo Smart Walking di Davide Fiz: lavorare in cammino per conoscere se stessi e il nostro paese

Intervista di Anna Magli a
Davide Fiz, freelancer.

Davide Fiz è laureato in Economia all’Università di Pisa con una tesi sulla conservazione e lo sviluppo sostenibile nei parchi. Lavora come freelance – commercial sales – per diverse aziende in ambito nazionale. Le sue passioni sono i viaggi e la fotografia. Nel 1998 compie il suo primo interrail e da quel momento inizia a girare il mondo. Nel 2005 trascorre tre settimane in Kurdistan con una ONG italiana e fa conoscenza con due reporter che gli apriranno l’occhio fotografico che aveva interiormente. Tra il 2011 e il 2013 viaggia in India, Brasile, Angola con una ONG di adozione a distanza e realizza diversi reportage fotografici. Da quando nel 2015 compie il mio primo cammino ha percorso numerose vie, in Italia e in Europa: Cammino di Santiago via Portoghese, Imperia Limone, Cammino di Santiago via Francese, Cammino di Santiago Via de la Plata (primi 200 km), Cammino dei Briganti, Trekking del Lupo, Via Francigena (tappe in Toscana), Magna Via Francigena Sicilia, Cammino di Santiago Primitivo, Cammino dei Borghi Silenti. Il suo sito è smartwalking.eu

Davide tu definisci Smart Walking for Smart Working un’iniziativa che consente di camminare, a contatto con il patrimonio urbanistico e ambientale della nostra Italia e, mediante un semplice lap – top, di continuare a lavorare. Un progetto che vuole coinvolgere la comunità dei trekker e degli appassionati di outdoor, ma anche i liberi professionisti, i manager, le società di recruiting, i legislatori, le APT locali, e tutti quegli stakeholder che si stanno confrontando sul tema dello Smart Working . Come vedi lo sviluppo di questo progetto in una realtà lavorativa che, come quella italiana, sta facendo ancora molta fatica ad accettare il concetto di lavoro agile?

Parto da un presupposto fondamentale, ossia definire la mia condizione professionale: sono un commercial sales freelance e quindi un po’ fuori dalle dinamiche di discussione intese tra lavoratore dipendente ed azienda pubblica/privata. Quindi sicuramente questo mio progetto personale lo vedo facilmente replicabile per tutti i nomadi digitali che hanno una partita Iva.
Nella mia esperienza, ho portato l’esempio all’estremo, cambiando ogni giorno paese e quindi “ufficio”. Credo che nel momento in cui si troverà una definizione legislativa definitiva, anche i lavoratori dipendenti potranno lavorare in smart walking scegliendo la location desiderata, magari fermandosi in un borgo per un mese, per un’esperienza in transito ma anche un po’ stanziale.

Il tuo progetto, hai dichiarato, nasce anche da una tua riflessione su un tema su cui hai investito molto interesse, il Work life Balance, cioè la ricerca di equilibrio tra la vita privata e il lavoro, la capacità di far convivere in maniera pacifica la sfera professionale e quella privata. Sembra che nel nostro paese, dopo l’esperienza della pandemia, siano stati in molti a riflettere sul tema. Il 66% dei lavoratori con un livello di istruzione medio/basso ritiene prioritario il work life balance nella scelta di un’azienda. La percentuale sale di appena un punto per i dipendenti con un livello di istruzione alto (laurea o titoli superiori). A cosa pensi che condurrà questa nuova consapevolezza? Quanto sono pronte e disponibili le aziende italiane ad accogliere questa richiesta?

Nelle ultime settimane sui più importanti quotidiani nazionali si è scritto di un boom di dimissioni volontarie da parte di giovani neoassunti in mansioni impiegatizie in aziende del Nord. Ben il 41% ha dichiarato l’aspirazione a un maggior equilibrio tra vita privata e lavorativa, il work life balance appunto. Il Centro Ricerche Aidp – Associazione per la Direzione del Personale – ha svolto una ricerca su un campione di circa 600 aziende e i dati che vengono fuori dicono che il 60% delle aziende si è trovata costretta a dover far fronte al fenomeno delle dimissioni volontarie e nella maggior parte dei casi (il 75%) sono state colte di sorpresa rispetto ad una tendenza inattesa. Questo dato dice che probabilmente le aziende non sono pronte, ma dovranno gioco forza adattarsi ed evolversi per far fronte ad una richiesta che è una vera transizione epocale verso un approccio lavorativo più consono ai tempi e alle esigenze delle persone.

“Dovremmo imparare a riappropriarci del nostro tempo, che poi è la cosa più preziosa che abbiamo”. Come Viva il Verde, che si occupa di sport e sostenibilità siamo rimasti favorevolmente colpiti da questa tua successiva dichiarazione: “Camminare, oltre che far bene alla salute di ognuno di noi – siamo nati per camminare! – ci permette di muoversi lentamente e la lentezza permette scoperte”. Vuoi descriverci in modo più allargato questa  tua convinzione?

Ho già percorso i primi sei cammini in altrettante regioni (Puglia, Basilicata, Campania, Lazio, Abruzzo e Molise). Ho fatto centinaia di incontri che mi hanno fatto scoprire tantissimi mondi. Fuori dalle città, nei paesi, la concezione del tempo è diversa, dilatata. C’è ancora spazio per fermarsi e parlare, confrontarsi. Mi è capitato di essere invitato in masserie, ad assaggiare la ricotta appena fatta da contadini che non si sono mai mossi dal luogo in cui sono nati, nel Vallo di Diano. A passare un’ora davanti al focolare accanto a una novantenne di Bitetto che preparava le orecchiette a mano. O intrattenermi una mattina con tre sorelle ultra ottantenni che mi raccontavano delle erbe che avevano raccolto per il pranzo. O a fermarmi a parlare con persone che sono tornate a vivere nei paesi e mi raccontano la loro scelta di vita. E poi c’è un infinito patrimonio di tradizioni e architettonico di un’Italia di cui si parla poco che sono la vera ricchezza di questo paese. Penso a borghi come Casalciprano e Sant’Angelo Angelo in Grotte in Molise o Tufo di Carsoli in Abruzzo e Collalto Sabino in Lazio, Teggiano in Campania.

Hai già pensato di proporre a delle aziende un tuo progetto di Smart working/Smart walking? Camminare al mattino, lavorare al pomeriggio percorrendo itinerari che abbiano particolari attrattive o significati. E’ possibile che ci siano aziende così avanti, così visionarie da comprendere le potenzialità formative e stimolanti che un progetto di questa portata può generare sui dipendenti?

Si, ci ho pensato ma è ancora in stato embrionale. Prima voglio concludere questo progetto che è un percorso personale ed è in evoluzione, in quanto io per primo, devo trovare l’equilibrio tra cammino e lavoro.
In ogni caso io non ho la pretesa di insegnare niente a nessuno, il mio progetto è la soluzione giusta che ho adottato per me. Magari, e ne sarei onorato, potrei essere di ispirazione per un’elaborazione più funzionale ad esigenze aziendali che ne hanno apprezzato lo spirito innovativo. Indubbiamente i riscontri che ho avuto sul piano mediatico mi fanno pensare che c’è molta curiosità e attenzione a questa nuova visione. Ci saranno sicuramenti sviluppi.

Ci racconti cosa è WeWard, la app che vuole combattere la sedentarietà in modo originale, aiutare il pianeta e l’ambiente e di cui tu sei testimonial? Come funziona esattamente?

WeWard è una app nata in Francia nel 2019 e che attualmente ha circa 7 milioni di download e oltre 2400 milioni di km percorsi dagli utenti. Persegue 3 obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’ONU nell’Agenda 2030 ossia salute, ecologia e dinamicità locale.
Il primo e più importante obiettivo della app è stimolare una vita non sedentaria, che oggi si conferma il quarto fattore di rischio di morte! Non per niente l’OMS consiglia di camminare ogni giorno fino a raggiungere almeno i 10mila passi. WeWard stimola i propri utenti con la possibilità di guadagno. Camminando si rispetta anche il secondo punto, l’ecologia: i piedi sono un mezzo di trasporto a impatto zero e WeWard ha calcolato che i 2.245 milioni di chilometri percorsi a piedi dai propri utenti ha fatto risparmiare 246.950 tonnellate di CO2. Infine c’è la dinamicità locale poiché camminare, stimola a visitare posti nuovi e a scoprire siti di cultura e i negozi affiliati.
E’ gratis e può essere scaricata dall’Apple Store o da Google Play. Una volta installata sullo smartphone ci si deve registrare e a quel punto si può cominciare a camminare e di conseguenza a guadagnare. Più si cammina più si ottengono Ward, che sono convertibili in euro, regali o donazioni a enti di beneficenza oppure accedere a offerte speciali dei principali marchi di sport, bellezza e nutrizione. Infine è possibile scegliere di ricevere l’equivalente in euro direttamente sul proprio conto in banca.
Attraverso la propria mappa di WeWard offre una moltitudine di luoghi da visitare: monumenti, negozi e parchi che se visitati, fanno vincere Ward. Il calcolo dei passi viene eseguito attraverso il contapassi del proprio smartphone e vengono date anche le statistiche relative a distanza percorsa e calorie bruciate, dati suddivisi per giorno, settimana, mese. E’ inoltre possibile sfidare gli amici in una classifica giornaliera, settimanale e annuale; l’applicazione ha in serbo per gli user una serie di sfide da completare, con la promessa di guadagno dei bonus Ward.